Villa Boscogrande

Alla scoperta della Sicilia de Il Gattopardo

“Il Gattopardo è un’epica del tempo, e la sua lentezza, che culmina in un maestoso crescendo nella lunga sequenza del gran ballo, è governata dai ritmi di vita dell’aristocrazia fondiaria siciliana, con i suoi costumi e abitudini, la sua coltivazione dell’agio e della riflessione, i suoi viaggi stagionali. È un’epica della storia, in cui assistiamo con i nostri occhi alle trame del cambiamento: sui campi di battaglia, nelle vie e nei salotti dove i notabili si riuniscono per decidere chi muoverà i fili del potere. È anche il ritratto di un uomo, il Principe di Salina, interpretato da Burt Lancaster. […] In definitiva, Il Gattopardo è un grande inno sinfonico alla Sicilia, al suo popolo, ai suoi profumi e al suo paesaggio, alla sua bellezza e alla sua violenza. Il film di Visconti è una delle più grandi esperienze visive della storia del cinema.”

Queste le parole con cui Martin Scorsese ha descritto il film diretto da Luchino Visconti nel 1963 e che colgono perfettamente l’essenza dell’opera cinematografica e letteraria che racconta la parte più profonda della Sicilia post-unitaria e contemporanea.

Quando i mille garibaldini sbarcarono a Marsala l’antica nobiltà siciliana temeva che gli sconvolgimenti dell’Unità avrebbero portato via loro tutti i privilegi di cui godevano; agi e benefici rappresentati all’inizio del film dalle splendide sale di Villa Boscogrande che per l’occasione fu anche restaurata e che nella pellicola brilla per sfarzo ed eleganza.

Tuttavia, il film si conclude con il grande ballo in cui la lentezza delle vicende raggiunge il culmine e in cui diventa evidente che il Principe Fabrizio di Salina gode del prestigio di un glorioso passato funestato da ombre angosciose, ma è anche chiaro che il futuro è nelle mani del giovane Tancredi che ha saputo cogliere il cambiamento e adattarsi ad esso corteggiando la bella Angelica, borghese figlia di Calogero Sedara, nuovo sindaco di Donnafugata e rappresentante in ascesa della nuova classe emersa dal risorgimento italiano.

Perciò la celebre frase di Tancredi Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi esprime, tra le altre cose, anche questa sua flessibilità che gli permette di acquisire lentamente, ma inesorabilmente la forma più appropriata e funzionale.

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